L’Appello del Sindacato CLAS: Tutele per il lavoro femminile nel periodo pandemico, sostegno alle famiglie.

La dura lotta alla pandemia da Covid-19, ha messo a dura prova l’intero equilibrio sociale ed economico del Paese. Nelle famiglie italiane non serpeggia la sola paura del contagio ma anche la paura di non reggere all’impatto che la pandemia ha sulle aziende e sulla gestione politica della fase di ripresa, il passaggio dalla difficilissima fase 1 alla fase 2 e così a seguire.

Ebbene se le aziende, attività e uffici, se pur lentamente potranno iniziare a riaprire, le scuole no, per le note motivazioni che il Team di esperti ed il Governo ci hanno molteplici volte spiegato.

Sorge però un problema: i bambini che non possono andare a scuola con chi resteranno? Parliamo di tutta quella fascia di bambini che vanno da zero a 12/13 anni, visto che anche i nido e gli asili sono chiusi, così come la scuola dell’obbligo.

Dichiara Simona Rossi Querin del Sindacato CLAS “L’appello che lanciamo è quello di valutare con assoluto senso di responsabilità, la difficoltà che la chiusura delle scuole ha riversato e riverserà sulle famiglie, soprattutto in un sistema sociale e lavorativo che non riconosce particolari garanzie per i genitori in situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo. Se si deve rientrare al lavoro, ed i bambini sono chiusi a casa, tra l’altro alle prese con lezioni on-line che richiedono comunque la presenza di un adulto in aiuto, come si possono gestire i bambini? Diventa facile pensare, che molte famiglie dovranno fare una scelta, rientrare al lavoro, oppure lasciare il lavoro e sappiamo bene che questa scelta ricadrà esclusivamente sulle donne”

Continua Simona Rossi Querin “ non prevedere misure specifiche a sostegno dei genitori in queste delicate fasi è un suicidio sociale. Non può bastare un congedo di 15 gg. Non si può obbligare le famiglie a scegliere se lasciare il lavoro o i familiari. Le scuole, da quanto comunicato, sono e saranno chiuse probabilmente per mesi. Assurdo credere che una famiglia riesca per mesi a gestire quotidianamente i figli minori a casa. Facile la scelta, la mamma lascia il lavoro e sta a casa. Un salto in dietro di 50 anni è spaventoso!”

Conclude Simona Rossi Querin “ non dimentichiamoci che la scuola ed i centri riabilitativi, permettono anche a mamme di bambini diversamente abili di lavorare, consentendo alle famiglie di avere il duplice “vantaggio” di inserire i ragazzi nella società e tra i coetanei, consentendo loro di accedere all’istruzione e permettere alla famiglia di avere una copertura economica, a volte l’unica possibile. Queste donne saranno costrette per prime a lasciare il lavoro? Alcune scelte politiche hanno serie ripercussioni sociali, va considerato un piano di intervento sociale ed economico urgente per evitare la regressione della condizione femminile, a causa di un sistema sociale non abbastanza evoluto ed in grado di affrontare l’emergenza, vanno varate misure più incisive per la famiglia con massima priorità”

L’ufficio Stampa Sindacato CLAS

workfamily

 

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